Vella (UE): “Dimezzare la plastica, la sfida parte dal mare”

Il commissario Ue per l’ambiente, gli affari marittimi e la pesca all’Ambiente, Karmenu Vella, spiega la proposta approvata a Bruxelles che mette al bando gli oggetti monouso. E sottolinea: “Eviteremo danni per 23 miliardi”

La plastica sta soffocando i nostri oceani, danneggia pesci, uccelli e la nostra stessa salute. Per questo abbiamo deciso di agire e con questa proposta che colpisce 10 prodotti di plastica usa e getta così come le reti da pesca di plastica, ovvero il 70% dei rifiuti che troviamo sulle spiagge europee”. Il commissario europeo all’Ambiente, il maltese Karmenu Vella, spiega il senso della proposta di direttiva approvata ieri a Bruxelles che mette al bando la plastica monouso come stoviglie, cotton fioc, cannucce e aste dei palloncini.

Commissario, chi sono gli alleati dell’Europa in questa battaglia?
“Sconfiggere l’inquinamento da plastica è il tema del World Environment Day del prossimo 5 giugno e l’Europa sta diventato leader in materia. Ma serve una mobilitazione globale visto che il fenomeno negli altri continenti è ancora più grave: sulle spiagge dell’Asia, ad esempio, si trova l’80% dei rifiuti del pianeta”.

La nuove regole comportano costi per industria e consumatori?
“La nostra proposta cancellerà la metà dei rifiuti nei nostri mari, eviterà danni ambientali per 23 miliardi nel 2030, costerà all’industria 2,3 miliardi ma produrrà un risparmio di 6,5 miliardi per i consumatori”.

Fino a pochi mesi fa era la Cina a riciclare la nostra plastica, ma oggi Pechino ha chiuso le porte: è stata questa scelta a portare l’Europa alla direttiva?
“Il bando cinese è un’opportunità: ci dà la possibilità di ripensare il nostro approccio alla plastica. Questo cambiamento non avverrà immediatamente, ma siamo determinati a trasformare il modo di produrre, usare e riciclare la plastica. Circa il 95% del valore degli imballaggi di plastica, ovvero 105 miliardi, viene perso ogni anno. Vogliamo innovare il business per trovare alternative sostenibili e usare più materiale riciclato”.

Qual è il ruolo dei pescatori nella strategia Ue?
“Già oggi i pescatori sono obbligati a riportare in banchina le reti rotte, ma devono pagare i porti che se le prendono. Con la nostra proposta saranno i produttori delle reti di plastica ad essere responsabili (e a pagare) per la gestione delle reti una volta a terra, con riduzione dei costi per i pescatori e sviluppo di una rete per il loro smaltimento”.

Cosa farà la Commissione contro la microplastica?
“Stiamo affrontando il problema da diversi punti di vista. Abbiamo chiesto all’Agenzia Ue per la chimica di preparare un dossier per la restrizione di quella intenzionalmente aggiunta ai prodotti come cosmetici, detergenti e vernici. Inoltre stiamo esaminando la microplastica creata dall’uso dei prodotti (o dalla produzione di plastica) come pneumatici, tessile e pallet: il quadro è complesso e prenderemo un’ampia gamma di iniziative, dalla standardizzazione all’etichettatura fino a possibili misure regolatorie. Pensiamo anche a come migliorare l’estrazione della microplastica dall’acqua”.

Come si combina la direttiva con l’economia circolare appena lanciata dall’Unione e la tassa sulla plastica proposta per finanziare parte del bilancio Ue 2020-2021?
“Fa parte dello stesso disegno coprendo tutto il ciclo di vita della plastica, dalla produzione al consumo fino al riciclo. La tassa poi si calcolerà sugli imballaggi non riciclati in ogni paese Ue, in modo da incentivare i governi a riciclarne il più possibile con un approccio coerente con l’economia circolare”.

A che punto è l’Italia?
“Gli italiani producono circa 35 chili di rifiuti di plastica all’anno, dei quali il 41% viene riciclato in linea con la media Ue del 40%”.

Però ci sono grandi differenze tra le nazioni Ue: è realistico puntare ad avere solo imballaggi riciclabili nel 2030?
“Sì, e sono certo che il business troverà soluzioni innovative per arrivarci”.

Arriverà il giorno in cui l’Europa riuscirà ad eliminare l’inquinamento da plastica?
“L’urgenza di farlo c’è, ma possiamo arrivarci solo tutti insieme”. Alberto d’Argenio – La Repubblica

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