Il parlamento UE chiede la messa al bando delle microplastiche

“Trasformare le lande desolate della plastica in miniere d’oro”. I deputati dell’ENVI votano la propria posizione sulla strategia europea per la plastica

Migliorare la qualità della plastica riciclata, incentivare la raccolta dei rifiuti marini, armonizzare le norme sui polimeri bio e mettere al bando le microplastiche. Questo quanto chiedono oggi gli eurodeputati della Commissione Ambiente (ENVI). I parlamentari hanno approvato ieri la proposta di risoluzione del collega Mark Demesmaeker (ECR, BE) sulla Strategy for plastics in a circular economy, adotta dall’esecutivo il 16 gennaio 2018. “La plastica è un materiale importante e prezioso, che ricopre un ruolo utile nella società e nell’economia”, si legge nella proposta. “Tuttavia, il modo in cui oggi si produce e si utilizza la plastica è insostenibile e finanziariamente impraticabile”.
Ecco perché i deputati sono d’accordo nel chiedere alcune azioni che coinvolgano tutti i settori e non solo quello del packaging, oggi il più bersagliato dalle contromisure. “La strategia per la plastica dovrebbe guardare oltre i materiali da imballaggio sostenibili e fungere da leva per stimolare nuovi modelli aziendali e di consumo intelligenti e circolari che riguardino l’intera catena del valore”.

Uno degli elementi essenziali per ottenere ciò consisterebbe nella creazione di un mercato interno per le materie prime seconde, basato su standard di qualità e sicurezza condivisi e che tengano conto dei diversi gradi di riciclaggio compatibili con i differenti usi. Le nazioni dovrebbero inoltre considerare la possibilità di ridurre l’IVA sui prodotti contenenti materiali riciclati. Strasburgo sottolinea che esistono diversi modi per raggiungere tassi elevati di raccolta differenziata e riciclaggio, tra cui scegliere come ad esempio un sistema di responsabilità estesa del produttore, meccanismi di deposito-rimborso e una maggiore sensibilizzazione del pubblico.

Gli europarlamentari chiedono anche la messa al bando, entro il 2020, di due prodotti polimerici: la plastica oxo-degradabile “che non si biodegrada in modo sicuro e non offre pertanto un vantaggio ambientale comprovato” e le microplastiche impiegate nei cosmetici e nei prodotti per la pulizia. Un tema su cui, va detto l’Italia ha fatto scuola, al pari di quanto già successo in passato con gli shopping della spesa. Il Bel paese è stato infatti il primo ad approvare una legge contro le microplastiche.
“Dobbiamo sfruttare questo slancio per investire e innovare – si legge nel testo di Demesmaeker – Se riusciremo a sviluppare un approccio globale che comprenda l’intera catena dal valore attraverso modelli aziendali e di consumo circolari, saremo in grado di creare una situazione vantaggiosa per tutti i portatori di interesse coinvolti. Possiamo trasformare le lande desolate della plastica in miniere d’oro”.

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