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Dall’economia circolare oltre 500 mila posti di lavoro

I risultati del rapporto elaborato da Federmanager insieme all’Aiee
Per raggiungere l’obiettivo rimangono però importanti lacune da colmare: carenza di competenze specialistiche, eccesso di burocrazia, difficoltà di accesso al credito e l’esistenza di una legislazione ancora stratificata e poco omogenea

Oltre «500mila posti di lavoro» in soli 10 anni, ovvero entro il 2030: sono queste le potenzialità occupazionali legate all’economia circolare evidenziate nel III rapporto elaborato da Federmanager insieme all’Aiee (l’Associazione italiana economisti dell’energia) e presentato ieri a Roma, con titolo Transizione verde e sviluppo. Può l’economia circolare contribuire al rilancio del sistema Italia?.

Naturalmente, non si tratta però di un risultato acquisito quanto di un auspicio legato alla necessità di adeguate politiche industriali e formative dedicate al comparto: la carenza di competenze specialistiche e la mancanza di know how, insieme all’eccesso di burocrazia, la difficoltà di accesso al credito e l’esistenza di una legislazione ancora stratificata e poco omogenea rappresentano infatti – secondo quanto emerso nel report – i principali ostacoli alla transizione verde del nostro Paese.

Il rapporto cita inoltre le recenti rilevazioni dell’Eurobarometro (2017), secondo cui il 60% delle Pmi italiane ha deciso di puntare sulla riduzione dei rifiuti attraverso processi di economia circolare. «Le imprese italiane stanno esprimendo una crescente consapevolezza delle opportunità e dei rischi legati alla questione ambientale – sottolinea Stefano Cuzzilla, presidente Federmanager – ma non è pensabile che l’imprenditore possa, da solo, far fronte alle nuove necessità». In quest’ottica sono circa 100 i professionisti che Federmanager certificherà entro la fine del 2020 come manager per la sostenibilità, attraverso il percorso di certificazione delle competenze manageriali “BeManager”: si tratta di figure manageriali che, in esito a un percorso di assessment e di aggiornamento rispetto agli eventuali gap formativi, sono valutate idonee a riconvertire i processi di produzione industriale e a realizzare in concreto gli obiettivi di economia circolare.

In quest’ottica, un volano di sviluppo decisivo dovrà essere colto in campo europeo. La Commissione Ue guidata da Ursula von der Leyen ha infatti proposto un piano di investimenti da 1.000 miliardi di in 10 anni per rendere l’Europa il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050, un Green deal all’interno del quale anche l’economia circolare dovrà rivestire un ruolo primario; di fronte a questo piano, lo studio Federmanager-Aiee calcola che rimuovendo i già citati fattori che bloccano lo sviluppo dell’economia circolare italiana e investendo in competenze manageriali adeguate si potrebbe aumentare la produttività del 6,5% in termini di valore aggiunto e aumentare l’occupazione nel settore green portandola all’11,4%.

«L’Italia vanta grandi player nel settore energetico – ricorda Cuzzilla – Tuttavia più del 95% della nostra economia è costituito da micro e piccole imprese. L’obiettivo che ci dobbiamo porre, dunque, è quello di managerializzare le nostre Pmi, immettendo competenze che generino positivi sulla produttività italiana». E con importanti risultati per l’intero sistema-Paese.

Secondo la Ellen Mc Arthur Foundation, presa a riferimento dallo studio, la transizione verso un’economia circolare in tutti i settori consentirà all’Ue un risparmio netto annuo fino a 640 miliardi di dollari sul costo di approvvigionamento dei materiali per il sistema manifatturiero dei beni durevoli (circa il 20% del costo attualmente sostenuto), del quale non potrà che trarre giovamento anche un Paese storicamente povero di materie prime seconde come l’Italia.

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