Il report dell'Assemblea nazionale dei Movimenti per l'acqua

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Il report dell'Assemblea nazionale dei Movimenti per l'acqua

acqua-pubblica_interna-nuoaReport Assemblea Nazionale Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua Roma, 01-02 Marzo 2014
L’assemblea nazionale del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua si è svolta nel fine settimana del 1 e 2 Marzo, vedendo una larghissima partecipazione dei comitati territoriali che hanno dato vita a un ragionamento coerente e fluidamente legato, che ha attraversato le due sessioni plenarie e i quattro gruppi di lavoro su: campagne nazionali, acqua e finanza, qualità dell’acqua, e acqua e democrazia.
Largamente condiviso è stato, innanzitutto, il cambiamento di fase in cui ci siamo trovati a svolgere i nostri lavori; infatti, la situazione intorno a noi ha determinato un peggioramento dell’intero quadro politico e sociale, a partire dalla crisi economica che sta velocemente erodendo le condizioni sociali di ampi settori della società italiana.
Di fronte a questa situazione, la risposta dei governi nazionali e della governance europea è stata quella di approfondire le politiche liberiste, imponendo queste ultime nella sostanza e
addirittura le compagini di governo e sancendo di fatto la rottura democratica che, già in passato, avevamo avuto modo di sottolineare.
Le ricadute concrete hanno travolto i diritti e le garanzie, approfondendo i meccanismi di precarietà nel mercato del lavoro, riaprendo in modo esplicito la strada delle privatizzazioni come possibilità principale per rientrare del debito e riducendo sempre di più la possibilità di accedere alle risorse per garantire i servizi pubblici.
Proprio su quest’ultimo punto più di una riflessione si è concentrata sul ruolo degli enti locali e del cappio che è stato messo intorno al loro ruolo di garante dei servizi pubblici e degli interessi della collettività.
Di fronte a questo quadro, il nostro punto di vista, quello della lotta per l’acqua pubblica e partecipativa, è stato delineato con grande forza. Infatti se cambia la fase intorno a noi, è necessario che anche il movimento dell’acqua cambi, ragionando su quali letture condivise e quali strumenti possano essere all’altezza dell’attuale situazione e impattare realmente, non tanto e non solo, sulle strutture decisionali a livello nazionale o locale, ma nel costruire una nuova interazione con quel corpo sociale vasto ed eterogeneo che è stato e rimane il baricentro del movimento dell’acqua.
Per questo, quello che è stato delineato tanto dagli interventi nelle plenarie che in quelli, più specifici, dei gruppi di lavoro, riguarda la necessità di un processo che sia in grado di sottrarsi agli attuali limiti di mobilitazione e possa rilanciare la nostra lotta con una nuova cornice di lettura, anche dal punto di vista comunicativo.
Molto ci si è soffermati anche sulla necessità che, in questo quadro, le nostre campagne e i nostri contenuti siano vissuti e agiti come strumenti plurali e paritari di cui ci dotiamo.
A partire dalle nostre campagne di Obbedienza Civile e per la Ripubblicizzazione, dovremo essere in grado di vivere la differenza dei territori in cui siamo presenti come una ricchezza e, dunque, riuscire ad essere complementari e ad utilizzare queste nostre stesse campagne come ponti levatoi con altre realtà, comprendendo differenti pratiche che, anche queste, sono espressione di un movimento plurale.
A partire da queste considerazioni, nell’assemblea è emersa la necessità, al fine di rafforzare le vertenze su cui siamo impegnati e di innescare interazione con gli altri movimenti, di prendere di petto il tema delle risorse economiche e della ricchezza sociale, in modo da costruire un’alternativa su come investirle, sottraendole alla speculazione finanziaria e ponendo la centralità dei territori come luoghi decisionali sulle stesse.
Ancorata a questa, è stata evidenziata la necessità e la possibilità di un altro modello di partecipazione democratica da contrapporre all’attuale espropriazione di sovranità a favore dei mercati.
Nell’assemblea è emersa con chiarezza la necessità di declinare il nostro discorso in una visione olistica, a partire dalla riappropriazione sociale dell’intero ciclo dell’acqua e dalla sua tutela integrale, mettendo in campo le nostre vertenze e relative competenze acquisite sulla qualità dell’acqua, ed unendo le battaglie ambientali con la tutela della salute.
La proposizione dunque di un discorso circolare intorno all’acqua non poteva che aprire con forza il piano delle relazioni e alleanze che si sono trovate proprio in quei movimenti che, a livello territoriale, si battono per la difesa dei beni comuni, con i quali spesso già si collabora o, addirittura, ci si coordina in maniera strutturata.
Proprio i nessi di cui abbiamo iniziato a parlare quasi due anni fa, sono divenuti elementi importanti nei singoli territori e ci pongono anche la possibilità di ragionare sui nostri stessi strumenti; ad esempio sulla campagna di Obbedienza Civile e la questione distacchi, trovando in molte zone la possibilità di connettere battaglie diverse, ad esempio con i movimenti per il diritto all’abitare.
Ma molto, in questo senso, c’è ancora da fare e sperimentare e, dunque, l’invito è stato quello a continuare ad approfondire in questo senso.
In estrema sintesi, noi rappresentiamo il movimento dell’acqua e offriamo un terreno di lavoro per una battaglia comune per i movimenti in difesa dei beni comuni.
Per riassumere il senso del processo che abbiamo immaginato come un rilancio, abbiamo detto: “Diritto all’acqua: pubblica, partecipata, libera e di qualità!”
1. Gruppo di lavoro campagne nazionali
Il gruppo di lavoro è partito dalla valutazione, ampiamente espressa durante la plenaria di sabato mattina, che la fase che stiamo vivendo è cambiata rispetto a quella del periodo referendario.
In questa nuova fase, dove la crisi cambia le priorità per milioni di persone, il Movimento per l’Acqua deve, anch’esso, cambiare fase.
Dentro a questo quadro di crisi, che è finanziaria, economica, democratica ed ambientale, abbiamo l’esigenza di rilanciare ed innovare le campagne in corso: obbedienza civile, ripubblicizzazione, ICE e attività a livello europeo ed internazionale, Legge di Iniziativa Popolare e rapporto con il gruppo interparlamentare.
In particolare il gruppo di lavoro si è concentrato sulle prime due, condividendo il giudizio sulla loro importanza, non solo in tutta la fase post-referendaria, ma anche per il futuro del nostro lavoro. Rilanciare ed innovare queste campagne, è stato ribadito da molti interventi, significherà innanzi tutto modificare la nostra comunicazione verso l’esterno, trovando nuovi messaggi legati alla necessità di ampliare il loro campo di azione (in particolare per l’O.C. si dovranno valutare azioni di autoriduzione legate alla vicenda depurazione, distacchi ecc., e per la ripubblicizzazione inserendo con forza l’idea che il ruolo della gestione pubblica e partecipata è di fondamentale importanza non solo perché essa garantisce accesso e universalità del diritto, ma anche perché solo un nuovo intervento pubblico crea lavoro e redistribuzione sociale della ricchezza), si dovrà migliorare in modo deciso la comunicazione interna, facendo circolare meglio le varie esperienze in modo che possano essere di aiuto reciproco. Si dovrà inoltre tenere conto della diversità dei vari territori e, quindi, della diversa articolazione che le campagne assumono a livello locale.
Tutto questo ci dice con chiarezza due cose: la loro importanza e contemporaneamente il loro limite in quanto campagne in larga parte svolte localmente e coordinate nazionalmente.
Tutto questo significa che il Movimento per l’Acqua ha oggi la necessità di dotarsi di un punto di unificazione di carattere nazionale che ci permetta anche di uscire da un lavoro troppo spesso giocato sulla “difensiva” e, a volte, eccessivamente “tecnico”.
Un punto di unificazione che ci permetta di “giocare all’attacco” e di andare oltre.
Sotto questo profilo il gruppo di lavoro ha valutato positivamente l’idea di riprendere la nostra narrazione dell’acqua individuando nel tema del “Diritto all’Acqua” il motivo conduttore del nostro lavoro collettivo e nella proposta di inserire nella nostra Costituzione tale diritto e quelli della natura una campagna in grado di rispondere a questa nostra necessità.
In particolare la costituzionalizzazione dei diritti della natura risponde anche all’esigenza di una camapgna unificante tra i vari movimenti in difesa dei Beni Comuni e dei servizi pubblici locali.
Ovviamente quest’ultima proposta avrà la necessità, in tempi abbastanza rapidi di essere meglio articolata e precisata anche con l’aiuto di quei giuristi che nel corso di questi anni si sono dimostrati disponibili.
Si reputa quindi necessario che da subito le persone che hanno fatto parte del gruppo di lavoro si tengano in contatto (inizialmente dando la loro disponibilità attraverso la Segreteria Operativa Nazionale) ed inizino a lavorare sui vari punti al fine di arrivare al prossimo Coordinamento Nazionale (che auspichiamo si tenga entro la fine di marzo) con una prima bozza di proposte da discutere e perfezionare.
Sono infine emerse due proposte:
una mobilitazione in tutti i territori da svolgersi il22 marzo (giornata mondiale dell’acqua)
una mobilitazione nazionale, in tutti i territori, nella seconda metà di Aprile
manifestazione Nazionale contro la probabile ondata di privatizzazioni che verrà messa in campo dal governo Renzi, nella seconda metà di maggio.
2. Gruppo di lavoro acqua e finanza
Al gruppo di lavoro hanno partecipato 64 persone, 21 delle quali sono intervenute.
Il gruppo di lavoro ha condiviso due premesse :
conferma della necessità, al fine di rendere più forte la battaglia per l’acqua, di “aggredire” il tema della finanza, ovvero della riappropriazione e della gestione partecipativa delle risorse;
conferma dell’importanza di questo tema come nesso forte con le altre lotte per la riappropriazione di tutti i beni comuni.
Elementi di estensione della riflessione emersi nel gruppo di lavoro :
estendere il concetto di privatizzazione dell’acqua anche alla sottrazione della risorsa per altri scopi (sovrasfruttamento energetico etc.), ragionando di riappropriazione sociale dell’intero ciclo dell’acqua (questo tema è in diretta connessione con quanto discusso nel gruppo di lavoro “Tutela dell’acqua, del suo ciclo integrato e salute”);
ragionare sulla decostruzione dei livelli di governo del ciclo dell’acqua (Ato unici regionali, scomparsa delle province etc.) e le sue conseguenze sulla riappropriazione sociale del bene (questo tema è in diretta connessione con quanto discusso nel gruppo di lavoro “Acqua e democrazia”);
affrontare la questione della legalità, non in senso astratto (nel qual caso il termine assume connotazioni fortemente ambigue), bensì nel senso della rivendicazione dei diritti garantiti da normative e della partecipazione e del controllo popolare sulla loro attuazione;
proporre al movimento per l’acqua, per rendere concreta l’idea di insediare la battaglia dentro la crisi, di mettere in piedi un piano per l’occupazione legato alla tutela del ciclo dell’acqua e dei beni comuni.
Obiettivi in campo:
Livello degli enti locali: essendo gli enti locali al centro dello scontro, occorre un focus sugli stessi che permetta di situare la battaglia dentro la coordinata “ad attacco sistemico all’ente locale occorre risposta sistemica da parte dei movimenti”; in questo senso, la riappropriazione sociale dell’acqua e dei beni comuni richiede la necessità di :
produrre indagini indipendenti sui bilanci dei Comuni e/o delle società che gestiscono il servizio, in modo da aprire una vertenza sul terreno del debito e della finanza locale;
rafforzare la battaglia per l’acqua attraverso il contrasto al patto di stabilità, con la rivendicazione esplicita che tutte le risorse per gli investimenti rivolti ai beni comuni e ai servizi pubblici escano dal patto di stabilità.
Entrambi questi obiettivi vanno proposti a tutti i movimenti per i beni comuni, al fine di costruire nessi reali e battaglie concrete e condivise.
Su questi obiettivi, la relazione con gli amministratori degli enti locali si situerà, a seconda delle condizioni concrete territorio per territorio, dentro la forbice alleanza/conflitto.
Per quanto riguarda il patto di stabilità, si richiede al Forum la possibilità di attivare saperi tecnici, giuridici e amministrativi per consentire a tutte le realtà locali di potersi adeguatamente attrezzare nella relazione con gli enti locali.
Livello nazionale ed europeo: la traduzione sul livello più ampio di quanto attraversa i territori comporta l’assunzione di almeno tre obiettivi definiti :
ritiro dal fiscal compact a livello europeo e fuoriuscita del pareggio di bilancio dalla Costituzione, in quanto entrambi costituiscono una sorta di costituzionalizzazione della dottrina neoliberale e comportano di fatto la privatizzazione di tutti i beni comuni e servizi pubblici;
assunzione della campagna per la socializzazione di Cassa Depositi e Prestiti e dell’insieme dei temi espressi dal Forum per una nuova finanza pubblica e sociale;
assunzione della campagna “Stop TTIP”, in fase di avvio a livello nazionale ed europeo, in quanto il Partenariato Transatlantico per il commercio e gli investimenti, in fase di negoziazione tra Usa e Ue, rappresenta il più grande attacco sistemico portato ai beni comuni, ai diritti e alla democrazia, con l’obiettivo di realizzare l’utopia delle multinazionali, ovvero la più grande area di libero scambio del pianeta.
Tutti questi obiettivi vanno costruiti dentro le campagne in corso e proposti a tutti i movimenti per i beni comuni.
Su tutti questi obiettivi si rileva la necessità di una comunicazione semplificata e adeguata alla loro diffusione di massa.
3. Gruppo di lavoro qualità dell’acqua
Il gruppo di lavoro ha esaminato brevemente la situyazione della qualità dell’acqua sia per quanto riguarda la qualità sia per gli aspetti riferibili alla disponibilità della risorsa.
Lo stato di grave contaminazione dell’acqua, sia superficiale che sotterranea, nel nostro paese, è fonte di estrema preoccupazione, anche per gli impatti sulla qualità e disponibilità del bene comune per il suo utilizzo ai fini idropotabili.
Il 30% delle falde risulta ormai inquinato e molte altre sono a rischio a causa della presenza di industrie attive o dismesse inquinanti e per l’agricoltura intensiva, con residui di fitofarmaci che si riprovano nelle acque di moltissime regioni.
L’Italia è punteggiata da migliaia di siti inquinati. Essi costituiscono una vera e propria emergenza nel paese e le bonifiche sono urgenti anche al fine di prevenire l’ulteriore deterioramento dell’acqua nonché i deleteri effetti sulla salute delle comunità interessate.
Nel contesto sopra descritto appare evidente l’esistenza di:
a)un serio rischio per la qualità della risorsa, con possibili impatti sulla salute per esposizione diretta ad inquinanti di origine industriale (o di tipo microbiologico per le reti fatiscenti);
b)una possibile evoluzione verso situazioni di scarsità della risorsa (ad esempio, per il cambiamento climatico in atto e per l’inquinamento diffuso) che, però, potrebbe essere controbilanciata e mitigata da interventi di ripristino della funzionalità delle reti idriche di captazione, adduzione e distribuzione;
c)una quasi completa assenza di informazione, trasparenza, consultazione e partecipazione dei cittadini (e degli utenti) per quanto riguarda la qualità dell’acqua;
d)l’emergere di forme di collabozione con comitati locali e reti già formate (si pensi al neonato Coordinamento dei Nazionale dei Comitati dei Siti Contaminati CNSC oppure alla campagna STOP BIOCIDIO partita dai comitati campani e ora attiva anche in Lazio ed Abruzzo).
Agire: dal locale al nazionale e viceversa
Dal lavoro del gruppo di lavoro e poi dal dibattito dell’asssemblea è emersa la necessità di prevedere una specifica campagna avente per tema la qualità dell’acqua da parte dell’intero Forum e di tutte le componenti che lo costituiscono.
Tra le azioni previste per questa campagna:
1) bonifiche e acqua di falda/acqua potabile;
-cooperazione con le reti già esistenti e con le università (singoli espertia aderenti al forum; studenti ecc.) e informazione per azioni di contrasto rispetto alla normativa e all’azione del ministero dell’Ambiente (Destinazione Italia; accordi di programma ecc.); possibile manifestazione nazionale/iniziative locali di mobilitazione o contributo con questo tema ad eventuali mobilitazioni più generali; denuncia a scala europea;
-lavoro connesso all’acqua e alternative alla reindustrializzazione dei siti inquinati per la loro rivitalizzazione (possibile campagna “siti d’arte o siti inquinati? Anche con associazioni collegate al mondo dei beni culturali, Crotone, Venezia, Brescia, Mantova), tenendo conto della necessità di affrontare il nodo delle problematiche del lavoro che potrebbe essere sciolto proprio attraverso un grande programma di riqualificazione del territorio nazionale e delle reti idriche;
-impatto sulla salute e sulla qualità della vita: trasparenza dei dati ambientali (sito del Ministero, delle Regioni ecc.) e analisi epidemiologiche (cooperazione con le associazioni di medici). In questo senso la campagna dovrà essere attenta a non puntare sulle paure dei cittadini ma ad iniziative volte a stimolare la partecipazione per la risoluzione e prevenzione dei problemi sanitari che possono scaturire da situazioni di inquinamento.
2) partecipazione al progetto di osservatorio nazionale sull’acqua e della possibile realizzazione della Scuola dei Beni Comuni, affrontando il tema della qualità dell’acqua e della riforma del Decreto 31/2001;
Nell’ambito dell’osservatorio e della Scuola sui Beni Comuni sarà prevista la possibilità di autoformazione sul tema della qualità dell’acqua, attraverso iniziative seminariali e/o laboratori.
3) dossier sulla trasparenza dei dati dei gestori/ASL e analisi di criticità diffuse rispetto al D.lgs.195/2005.
Per questa azione è prevista anche la possibilità di scegliere 2-3 territori sinbolo per la campagna, aventi le caratteristiche adeguate per far convergere le forze dell’intero forum (disponibuilità delle informazioni; numero di cittadini coinvolti; azioni pregresse del Forum ecc.).
In considerazione della complessità di alcuni aspetti normativi, prima o in contemporanea alla campagna e alle singole iniziative da realizzare nell’ambito di questa, è necessario assicurare un sostegno (seminari tematici, ad esempio; sportello informativo; format da utilizzare per richiedere informazioni; vademecum ecc,) verso i comitati locali, anche per coinvolgere comitati/associazioni che sono già attive sul territorio sulle tematiche dell’inquinamento delle acque.
Le informazioni raccolte e divulgate, nell’ambito della campagna “Qualità delle acque” del Forum, dovrebbero contenere gli aspetti sull’inquinamento e la disinformazione legati alla produzione di cibo.
In generale, l’Assemblea ha espresso la volontà di avere un approccio olistico rispetto alle problematiche dell’acqua che devono essere viste sia dal punto di vista sociale/economico sia dal punto di vista ambientale (questione dei piani di distretto idrografico; impatto dell’energia ecc.).
4. Gruppo di lavoro acqua e democrazia
Il gruppo di lavoro ha condiviso la necessità di un rilancio dell’iniziativa del Movimento per l’Acqua a partire dal tema della Democrazia, elemento basilare di connessione con gli altri movimenti e soggetti i che si battono per il cambiamento.
L’esperienza concreta fatta in questi anni, ha messo in evidenza come sia in atto una gravissima crisi democratica, che si manifesta a tutti i livelli, con lo svuotamento dei poteri delle assemblee elettive ed il ridursi dei consigli comunali a luoghi dove si ratificano semplicemente le decisioni prese in altri sedi.
L’inserimento in Costituzione del pareggio di bilancio ha sancito di fatto l’assoggettamento al dogma neoliberista della politica economica del nostro Paese e la sua subordinazione agli indirizzi sanciti con la linea dell’austerita’ a livello europeo.
Il predominio della finanza e del mercato sulla società intera ha evidenziato la rottura del compromesso preesistente tra capitalismo e democrazia e la sostanziale incompatibilità delle dottrine neoliberiste con la democrazia.
Per contrastare questo progressivo ed inquietante degrado evitando derive populiste, vogliamo agire su alcuni fronti specifici, tentando di tradurre in atti concreti questa esigenza di recuperare spazi di democrazia. Vogliamo offrire queste proposte all’insieme dei movimenti e dei soggetti che si battono per i beni comuni e la democrazia, in modo tale da costruire nella prossima fase una reale coalizione sociale per l’estensione della democrazia e dei diritti .
Partecipazione: la partecipazione dei cittadini e dei lavoratori deve diventare il fondamento del nostro ragionamento sulla democrazia, ed in particolare, la gestione partecipativa dei Beni Comuni deve diventare il punto fondante di ogni processo di ripubblicizzazione.
Per evitare che “Beni Comuni” e “partecipazione” diventino slogan abusati, si sente la necessità di individuare dei percorsi di autoformazione, anche in collaborazione con gli altri soggetti che lavorano su questo tema, verificando l’ipotesi di dar vita ad una vera e propria ” scuola per i beni comuni e le forme della partecipazione”.
Si è proposto di cominciare a costruire iniziative per arrivare pian piano dall’enunciazione dei NO (al consociativismo e alla cooptazione ) a proposte che comincino a far capire ai cittadini cosa vuol dire riappropriarsi della democrazia tramite la gestione partecipativa dei Beni Comuni. A titolo esemplificativo, riportiamo alcune piste di lavoro che sono emerse nella discussione:
richiesta di diritti di diritti di tribuna nelle assemblee dei soci della aziende di servizi pubblici locali
chiedere che venga tolta la nomina degli amministratori di aziende pubbliche dalle mani dei partiti
aprire canali di partecipazione verso i soggetti gestori (ad es. delibere da proporre alle assemblee dei soci)
stesura di “piano d’ambito” dal basso
pretendere trasparenza, chiedendo che le aziende mettano a disposizione di lavoratori e cittadini le informazioni informazioni sulla gestione
Le proposte di cui sopra non vogliono considerarsi esaustive ovviamente.
Il Comitato di Torino chiede di porre attenzione anche alla questione della legittimità ad agire dei cittadini attraverso le vie giudiziarie contro gli atti amministrativi: il TAR non può rimanere un luogo inaccessibile per i cittadini che vedono lesi i loro diritti dalle privatizzazioni.
Democrazia locale: ci si è interrogati sull’individuazione di modi e forme di coinvolgimento dei cittadini sulle decisioni che riguardano i servizi pubblici locali. Si deve ribadire che sui Beni Comuni la sovranità spetta ai cittadini, che devono essere consultati sulle scelte fondamentali.
Si è lanciata la proposta di un’iniziativa di modifica degli Statuti degli Enti locali per sancire l’obbligo di tale consultazione.
Forme e strumenti della democrazia diretta e partecipativa a livello nazionale: si è ragionato sugli istituti attualmente esistenti che andrebbero potenziati: dalle leggi di iniziativa popolare che oggi sono prive di obbligo di discussione, fino allo strumento referendario, che andrebbe modificato per rendere cogente la volontà dei cittadini e anche prendendo in considerazione l’ipotesi di modifica dell’attuale sistema del quorum.
Infine, visto che i livelli decisionali si spostano, diventa fondamentale non dimenticare la dimensione europea, dove già il forum si è mosso aderendo all’iniziativa dei cittadini europei sull’acqua; dato che sempre di più quello è il luogo dove si prendono decisioni che impattano a livello locale, il ragionamento sulla democrazia non può prescindere dall’esigenza di creare connessioni con le reti esistenti a livello europeo.
*****
In conclusione abbiamo condiviso alcune tappe del prossimo percorso, riprendendo sia le proposte dei gruppi di lavoro che elementi usciti dalla discussione delle plenarie.
Innanzitutto si è deciso di realizzare due prese di parola: una contro la repressione che colpisce i movimenti sociali (spesso proprio quelli in difesa dei beni comuni e del territorio), una in sostegno del referendum che stanno organizzando per maggio a Salonicco contro la privatizzazione del servizio idrico.
In seconda battuta, un’agenda condivisa:
Il 15 Marzo, come partecipazione alla manifestazione nazionale contro la repressione delle lotte sociali e per la libertà di movimento.
A partire dai ragionamenti abbiamo individuato il 22 Marzo come giornata di mobilitazione nazionale in tutti i territori per rivendicare e rafforzare con i nostri contenuti la giornata mondiale dell’acqua. A Roma, ci sarà la presentazione dell’Osservatorio sull’acqua e i beni comuni, all’interno di un’iniziativa pubblica organizzata dalla Fondazione L. Basso.
Il 12 Aprile come partecipazione alla manifestazione nazionale contro precarietà e austerity, in cui portare, nello specifico, il nostro punto di vista sulle risorse.
Nella seconda metà di aprile, costruire una seconda giornata di mobilitazione nazionale in tutti i territori, nei quali mettere in campo tutte le vertenze e le campagne in atto nella comune cornice del “Diritto all’acqua”. Un momento per valorizzare i nostri punti di forza e di accumulazione per il futuro.
Nella seconda metà di Maggio, una manifestazione nazionale contro le privatizzazioni e in difesa dei beni comuni, da costruire osservando le mosse del Governo e iniziando ad interloquire con gli altri movimenti.
Inoltre è stata segnalata l’adesione alla settimana di mobilitazione internazionale contro accordo Acea-Mekorot, dal 22 al 30 Marzo 2014, dalla Giornata internazionale dell’Acqua alla Giornata della Terra palestinese.
Per ultimo si è condiviso di costituire un gruppo di lavoro di continuità sul processo, finalizzato a costruire le proposte pratiche su come realizzare i contenuti e le diverse proposte uscite dai gruppi di lavoro, da sottoporre al prossimo coordinamento nazionale. Verrà dunque attivata un’apposita mailing list.