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L’altra faccia del Forum Mondiale dell’Acqua: voci di una protesta per un diritto umano.

Il 6° Forum Mondiale dell’Acqua, in corso a Marsiglia, sempre più contestato dai movimenti per l’acqua bene comune. La testimonianza di un’attivista che racconta le sfide per un Forum Alternativo.

Un festival gioioso, cittadino, impegnato e culturale : è il FAME, Forum Alternativo Mondiale dell’Acqua, che in questi giorni si oppone all’altro “ufficiale” Forum Mondiale dell’Acqua. Autogestito e autofinanziato, promosso da numerosi movimenti che intendono opporsi ad un processo di mondializzazione capitalista dei servizi di distribuzione e trattamento dell’acqua, il FAME ha un’agenda forse meno ridondante di quella avversaria, ma certo più autentica e partecipata. Un programma che, con esplorazioni urbane, conferenze, cineforum, laboratori e confronti, oppone a discorsi d’intenti i fatti e le esperienze alternative di gestione pubblica nel mondo, a tutela dell’acqua come vero diritto per tutti. E per saperne di più Ambient&Ambienti ha incontrato Stefania Molinari, attivista del coordinamento Eau Île-de-France, che ci  racconta le sfide del FAME.

Dal 14 al 17 marzo, Marsiglia ospita anche il Forum Alternativo Mondiale dell’Acqua

Perché è nato il Forum Alternativo Mondiale dell’Acqua?

«Il FAME nasce per rivendicare il ruolo decisionale dei movimenti e dei cittadini sulla gestione dell’acqua e sulla sua conservazione come risorsa, messa in pericolo dalle politiche perseguite dal Consiglio Mondiale dell’Acqua. Il Forum alternativo vuole portare alla luce gli studi e le esperienze alternative di gestione pubblica dell’acqua, libera da qualsiasi forma di profitto. I movimenti spingono affinché venga riconosciuto da tutti i Paesi il principio di Acqua come Bene Comune dell’Umanità, e introdotto nelle costituzioni politiche nazionali. L’obiettivo perseguito è che si adotti ovunque una vera gestione pubblica e partecipata delle risorse idriche, nonché una protezione e controllo contro l’inquinamento agricolo, medico e industriale e contro lo sfruttamento eccessivo dell’acqua».

Cosa contestano i movimenti alternativi al Forum Mondiale dell’Acqua?

«Innanzitutto la sua auto-legittimazione ad essere Forum Mondiale. Il Forum, così come il Consiglio, non sono né emanazione dell’ONU, né espressione diretta dei governi, bensì un insieme di imprese e multinazionali dell’acqua, banche e altri organismi sovranazionali, tutti istituti che lavorano per il profitto e finanziano il forum stesso. Poi, si professa mondiale, essendo in realtà elitario: 700€ è il prezzo d’ingresso al Forum e anche l’adesione al Consiglio ha costi molto elevati.

Una sensibilizzazione artistica contro la mercificazione dell’acqua

Questo forum che oggi pretende di recuperare il discorso del diritto all’acqua e dar voce alla cittadinanza attiva, in realtà è un evento commerciale, una fiera di promozione dei processi di mercificazione dell’acqua su scala globale. Primo, perché il Consiglio Mondiale dell’Acqua non aveva mai parlato di acqua come diritto umano: fu il governo boliviano, sostenuto dalle ong, che ne fece richiesta ed è grazie ai movimenti altermondialisti che oggi c’è una risoluzione dell’ONU a riguardo ed un arretramento della privatizzazione in molti Paesi. Secondo, di cittadino ha ben poco: basti vedere l’enorme dispiegamento di forze dell’ordine per impedire ai movimenti associativi di manifestare le idee alternative o di dissenso all’interno dell’evento. In questi primi giorni ci sono stati perfino arresti e fermi di attivisti giornalisti a cui è stato rifiutato l’ingresso al Forum, nonostante il possesso di un pass per la stampa».

Cos’è il Coordinamento Eau Île-de-France e quali sono le sue battaglie nel FAME?

«Il Coordinamento è una piattaforma nata nel 2008, con lo scopo di unire associazioni e cittadini della grande regione parigina che si occupano del tema dell’acqua, qualunque sia il loro approccio (socioeconomico, ambientale, culturale), per rendere visibile il movimento e farne un attore chiave in tutte le decisioni in materia di acqua e servizi igienico-sanitari nella regione Île-de-France. Il Coordinamento é uno dei motori di azione a livello nazionale per la causa dell’acqua bene comune e tra i promotori del Forum Alternativo, insieme a tanti altri organismi, come la Fondazione France Libertés e ATTAC.

Il Forum Mondiale dell’Acqua a Marsiglia è un’occasione storica per criticare apertamente la politica nazionale francese e delle multinazionali dell’acqua proprio in casa loro. Non a caso, il modello di privatizzazione dell’acqua è chiamato modello francese: perché è nato in Francia un secolo fa, nel 1923, con la creazione del SEDIF (organismo incaricato della distribuzione dell’acqua a 142 Comuni dell’Île-de-France). Da allora, la gestione del servizio è sempre stata affidata a Veolia, con contratti vantaggiosi e profitti scandalosi».

Quale obiettivo intende perseguire il Coordinamento Île-de-France, dopo il FAME?

«La regione parigina rappresenta il più grande contratto di gestione dell’acqua per Veolia, il secondo é quello di Marsiglia. Nei prossimi anni molti dei contratti di gestione dell’acqua con i Comuni della banlieu scadranno. L’obiettivo è aumentare la pressione sulle istituzioni affinché si segua l’esempio di Parigi, eccellente vittoria del movimento per l’acqua pubblica in Francia. Infatti nella capitale francese, da sempre vetrina di Veolia nel mondo, si è scelto di ripubblicizzare l’acqua dal 1° gennaio 2010. Una decisione che rimette così in discussione un modello proprio dove era nato, un passo significativo per iniziare a scardinare certi privilegi. É fondamentale, quindi, continuare a strutturare il movimento associativo, a livello regionale ed interregionale, e creare una convergenza delle lotte comuni. La rivendicazione dell’acqua pubblica non è solo legata ad aspetti etici e finanziari, ma è una battaglia di opinione concreta ed ampia che riguarda anche la salute, la sicurezza dei cittadini e la tutela del territorio su scala globale. Si pensi alle forti connessioni con altre battaglie, come in Francia contro l’estrazione del gas di scisto, o quelle in Patagonia contro la costruzione delle grandi dighe ».

Ufficiale o alternativo, delle lobby o dei cittadini, ai Forum dell’Acqua sono dunque in gioco enormi interessi per il futuro, che poggiano su una visione politica ed economica radicalmente opposta: tra chi vuole gestire questa risorsa preziosa come una merce fonte di profitto, e chi vuole realmente una gestione ecologica, sociale e partecipata dell’acqua per la sua conservazione e per la sua giusta ripartizione fra i cittadini.

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