La nuova costituzione dell’Ecuador riconosce i diritti della natura e l’acqua come diritto inalienabile.

La nuova costituzione dell’Ecuador riconosce i diritti della natura e l’acqua come diritto inalienabile. I movimenti indigeni provano a traddurre questo principio in una nuove lagge, costruita assieme alle comunità, che è stata appena proposta al Consiglio legislativo nazionale.

Gli indigeni dell’Ecuador sono in marcia per il diritto all’acqua. Lo scorso 19 novembre la Confederazione delle nazionalità indigene dell’Ecuador [Conaie] ha consegnato alla Commissione legislativa nazionale la propria proposta di legge sull’acqua. Una lunga mobilitazione ha accompagnato tutto il processo politico che ha visto protagoniste le comunità indigene ecuadoriane nell’impegno a difendere il diritto all’acqua e la gestione di un bene comune considerato sacro dai popoli originari. Più di ventimila persone il 20 novembre hanno marciato per ricordare l’importanza della difesa del diritto alla acqua nelle province di Pichincha e Imbabura, attraversando i Paramos del paese andino, famosi per essere ecosistemi importantissimi sul piano della riproduzione e rigenerazione delle fonti d’acqua, oltre che unici al mondo. Ecosistemi che in questi anni in tutta la zona andina hanno sofferto i disastri causati da multinazionali e da
politiche economiche sbagliate che hanno privilegiato la privatizzazione dei beni comuni e un modello usa e getta con la scusa della crescita economica.
Un modello che in Ecuador si è tradotto invece nella dollarizzazione imposta dal Fondo monetario internazionale nel 1999 e nell’assoggettamento ai piani di aggiustamento strutturali basati su privatizzazioni e sfruttamento, che hanno avuto come unica conseguenza l’impoverimento della popolazione e dell’ambiente naturale, l’aumento dell’ingiustizia sociale e ulteriore esclusione.
Un paese straordinariamente biodiverso l’Ecuador, che in questi ultimi quindici anni ha fatto delle lotte per la difesa dei beni comuni la propria stella polare, capace di influenzare il dibattito regionale e internazionale nonché la visione di molti movimenti sociali. Da qui nascono le critiche alla democrazia rappresentativa ed il rifiuto netto del modello neoliberista, che si traduce in una serie di insurrezioni popolari che negli ultimi 8 anni hanno portato alla cacciata di due presidenti della repubblica.
Sono proprio le mobilitazioni indigene e contadine a generare l’ondata di rifiuto per il modello capitalista e la necessità di dar vita ad un’idea di paese e di sviluppo diversi rispetto al passato. Da qui nasce il consenso intercettato dal presidente Rafael Correa e dalla sua coalizione, Alianza Pais, uscita vittoriosa dalle elezioni politiche proprio grazie alla sua posizione antagonista rispetto alle vecchie logiche neoliberiste. La conseguenza del ragionamento sul fallimento del modello neoliberista in America Latina ha dato vita, grazie alle spinte dei movimenti, all’inizio di una fase politica nuova in cui finalmente poter riscrivere il contratto sociale fondamentale. Attraverso l’elezione dell’Assemblea costituente è stato così possibile ridiscutere i valori fondanti e i principi alla base dei legami della comunità nazionale ecuadoriana. Grazie a questo, l’assemblea costituente ecuadoriana ha prodotto una Costituzione considerata
la più avanzata a livello internazionale, che riconosce per prima al mondo «i diritti della Natura» in quanto tali. Da qui l’ondata di mobilitazione portata avanti dal movimento indigeno, capace di declinare per primo sul piano dell’azione politica quei diritti della natura che la Costituzione difende sul piano dei principi.
Il movimento indigeno ecuadoriano parla di un evento e una vittoria storica per tutti i movimenti, in quanto per la prima volta la Costituzione sancisce che l’acqua rappresenta un diritto umano inviolabile. Su queste basi nasce la proposta di legge dei popoli indigeni, che riflette il carattere universale e inalienabile di tale diritto. La proposta ha ottenuto un grande riscontro di partecipazione comunitaria. Il presidente della Conaie, Marlon Santi, racconta come per i popoli originari questo sia un giorno importantissimo, «perché dimostra come il movimento indigeno rappresenti una realtà ricca di passato, forte nel presente e proiettato verso il futuro del paese; questa legge che presentiamo dimostra nei fatti che significhi integrazione e partecipazione alla vita politica sulla base del principio di plurinazionalità, che per noi ha significato finalmente il riconoscimento pieno dei nostri diritti». Proprio sulla base della plurinazionalità,
uno dei nuovi principi fondanti della Costituzione e del diritto a partecipare e prendere decisioni comunitarie su questioni fondamentali legate alla difesa dei beni comuni, il movimento indigeno con la stessa forza continua a portare avanti la lotta contro la Legge sulle miniere, considerata anticostituzionale e non conforme al rispetto dei diritti umani. Su questo punto il movimento promette battaglia e la conquista della «legge sull’acqua» non basterà a frenare le aspirazioni di cambiamento generate dalle lotte e dalle conquiste dei movimenti sociali.
Ingabbiare il consenso indigeno pare proprio sia un esercizio impossibile da fare, anche per Raffael Correa.

Giuseppe De Marzo, A Sud

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