La presidente di Wwf Italia: “Reflui e cemento, così avanza l’incuria”

bianchiDonatella Bianchi, da anni conduttrice del programma televisivo “Lineablu”, è anche presidente di Wwf Italia. Conosce perfettamente ogni angolo delle coste italiane: i luoghi più belli, e quelli che vivono un momento di emergenza, li ha mostrati al grande pubblico della Rai. Con il Wwf porta avanti la battaglia per tutelare maggiormente i gioielli marini degli ottomila chilometri di litorale.

Il numero chiuso è uno strumento davvero utile per la tutela delle nostre perle?
«Assolutamente sì, proprio in Sardegna abbiamo un bell’esempio: quello della spiaggia rosa di Budelli, che dopo anni di tutela assoluta è tornata a splendere. Nelle nostre coste ci sono tante zone di costa che potremmo definire “non rinnovabili”: sono quelle che devono essere subito preservate dai danni provocati dall’assalto dell’uomo. Ai cambiamenti naturali, a iniziare dall’erosione, non possiamo porre un freno, ma almeno cerchiamo di introdurre un sistema di protezione».

Qual è lo stato di salute delle spiagge italiane?
«Non buono, purtroppo. Il degrado avanza. E come se non bastassero gli effetti provocati dall’erosione, ad aggravare la situazione c’è una cattiva gestione degli scarichi e il solito problema della cementificazione. Abbiamo costruito troppo e costruito male. Verso il patrimonio delle coste c’è poca attenzione e così gli effetti dell’incuria sono sempre più evidenti. Ci si ricorda delle spiagge solo all’inizio dell’estate, ma tutti gli interventi fatti hanno sempre e solo finalità economica, vale a dire migliore gli spazi per gli stabilimenti. Nessuno si preoccupa della tutela degli spazi naturali».

Quali altri strumenti si potrebbero adottare per tutelare maggiormente le coste?
«Le riserve, i parchi e le oasi sono ottimi strumenti. E danno buoni frutti. Dove sono state istituite le aree marine protette si rivedono le specie che erano scomparse. I fondali ci stanno dando segnali di rinascita. Certo, l’idea non è quella di trasformare il litorale italiano in un grande parco, ma c’è bisogno di maggiore attenzione. Anche a livello normativo. Al momento, per esempio, le aree marine protette non hanno gli stessi strumenti dei parchi nazionali. E neppure le stesse risorse: ai parchi vengono destinati circa 80 milioni di euro all’anno, mentre alle aree marine a malapena tre milioni. Questo riduce le capacità operative». nicola pinna la stampa

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