Le pratiche di produzione e consumo insostenibili dell’umanità stanno portando il pianeta verso un collasso ecologico.
L’Assemblea generale delle Nazioni Unite, con la risoluzione A/RES/76/300, ha riconosciuto nell’agosto 2022 il diritto umano a un ambiente pulito, sano e sostenibile. Tuttavia, l’impatto di una cattiva gestione dei rifiuti è devastante. Ogni anno, le case, le piccole imprese e i servizi pubblici producono un’enorme quantità di rifiuti: tra i 2,1 e i 2,3 miliardi di tonnellate di rifiuti solidi urbani. Il dato allarmante è che solo il 61-62% di questi rifiuti è gestito correttamente in strutture controllate.
La Giornata internazionale dei rifiuti zero, che si celebra il 30 marzo, mira ad affrontare la crisi mondiale dell’inquinamento da rifiuti. L’impatto di una cattiva gestione dei rifiuti costa all’economia globale centinaia di miliardi di dollari ogni anno e contribuisce al cambiamento climatico, al degrado ambientale, alla perdita di terra e di biodiversità e all’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, con un impatto sia sulla salute umana che sul pianeta.
Quest’anno l’attenzione è rivolta al settore della moda e del tessile per ridurre i rifiuti e promuovere soluzioni circolari.
Alimentata dall’aumento della produzione e del consumo, la produzione di abbigliamento è raddoppiata tra il 2000 e il 2015, generando ben 92 milioni di tonnellate di rifiuti. Questa impennata ha innescato gravi sfide ambientali, economiche e sociali, che colpiscono in modo sproporzionato il Sud del mondo. Il contributo annuale dell’industria tessile alle emissioni globali di gas a effetto serra varia dal 2 all’8%, unitamente a un immenso consumo di acqua pari a 215.000 miliardi di litri, paragonabile al riempimento di 86 milioni di piscine olimpioniche.
L’UNEP (UN Environment Programme) e UN-Habitat chiedono a tutte le parti responsabili – compresi i governi, la società civile, le imprese, il mondo accademico, le comunità e i giovani – di impegnarsi attivamente in iniziative a livello nazionale, subnazionale, regionale e locale.
I consumatori dovrebbero privilegiare il riutilizzo, la riparazione, il riciclaggio e l’abbigliamento durevole rispetto alla fast fashion. Il settore privato deve ridurre i volumi di produzione e progettare capi durevoli, riparabili e riciclabili, adottando modelli circolari, privilegiando materiali sostenibili e contribuendo alla ricostruzione della biodiversità. I governi devono far valere le normative sulle sostanze chimiche, investire nelle infrastrutture di riciclaggio e incentivare le pratiche commerciali sostenibili per facilitare un’economia circolare.
Il mondo genera ogni anno tra i 2,1 e i 2,3 miliardi di tonnellate di rifiuti solidi urbani, dai tessuti agli imballaggi, dall’elettronica alla plastica e agli alimenti. Ma i sistemi di gestione dei rifiuti faticano a tenere il passo.
I rifiuti hanno conseguenze di vasta portata, che riguardano sia le persone che il pianeta:
2,7 miliardi di persone non hanno accesso alla raccolta dei rifiuti solidi, il che porta a discariche a cielo aperto e a gravi rischi ambientali. L’inquinamento da rifiuti ha un impatto sulla salute umana, mette a dura prova le economie e aggrava la triplice crisi planetaria: cambiamenti climatici, perdita di biodiversità e inquinamento.
Le soluzioni di economia circolare possono trasformare la gestione dei rifiuti riducendo l’inquinamento, creando posti di lavoro verdi e favorendo una crescita economica sostenibile.
Rifiuti zero nel 2025: Focus su moda e tessile
Per la prima volta, la Giornata Internazionale “Zero Rifiuti” si concentrerà su un settore specifico: quello dei rifiuti tessili e della moda. L’attuale modello lineare di sovrapproduzione e consumo dell’industria della moda ha impatti ambientali e sociali significativi:
Ogni anno vengono generati oltre 92 milioni di tonnellate di rifiuti tessili, pari a un camion della spazzatura pieno di abiti inceneriti o gettati in discarica ogni secondo.
La produzione di abbigliamento è raddoppiata dal 2000 al 2015, mentre la durata di utilizzo degli indumenti è diminuita del 36%. L’uso di fibre sintetiche basate su combustibili fossili contribuisce all’inquinamento da microplastica, danneggiando gli ecosistemi e la salute umana. Gli indumenti scartati finiscono spesso nel Sud del mondo, dove una gestione inadeguata dei rifiuti porta a discariche a cielo aperto, incendi e gravi conseguenze ambientali e sociali, che colpiscono in modo sproporzionato le comunità vulnerabili.
Guidare il cambiamento attraverso soluzioni circolari
Per arrivare a zero rifiuti nella moda e nel tessile, è necessario un cambiamento sistemico, che comprenda la riduzione della sovrapproduzione, l’approvvigionamento responsabile e l’adozione di una produzione etica. Allo stesso modo, il prolungamento della vita dei tessuti attraverso il riutilizzo, la riparazione e il riciclaggio, insieme al miglioramento delle tecnologie e delle infrastrutture di riciclaggio, è fondamentale per ridurre al minimo i rifiuti e recuperare risorse preziose.
“I governi a tutti i livelli devono costruire economie circolari che affrontino l’esaurimento e la gestione delle risorse e investire in programmi moderni di gestione dei rifiuti ancorati al riutilizzo, alla rifabbricazione, al recupero e alla prevenzione dei rifiuti”.
António Guterres, Segretario Generale delle Nazioni Unite