Raccolta differenziata: la Toscana sotto il 54%, Capannori di nuovo primo oltre l’88%, il peggiore ancora al 12%

La Toscana in un anno passa dal 50,9 al 53,8 % di raccolte differenziate. La legge impone il 65% minimo di avvio a riciclo entro il 2012. Di questo passo ci vorranno altri quattro anni, ovvero al 2022, per arrivare a quello che la legge imponeva entro i 10 anni precedenti. Ma non basterà perché entro il luglio 2020 l’Italia dovrà recepire la nuova direttiva europea sull’economia circolare che innalzerà inevitabilmente questi limiti. Potremmo mai pensare di avere una Regione che non solo raggiunge i limiti minimi imposti dalla legge ma che fa anche della sostenibilità e della tanto decantata economia circolare un vero faro nelle politiche dei propri servizi pubblici?
Nel 2016 anche la Campania superava la Regione Toscana nelle percentuali di raccolte differenziate, per non parlare della Sardegna che nello stesso anno superava il 60% o delle più virtuose Lombardia (68%) o Veneto (73%).
Ad una visione dei dati spiccano due grandi evidenze:
1) La responsabilità maggiore di questa arretratezza di tutti i capoluoghi che, ad eccezione di Lucca (salita a 78,3%) e Prato (71%) nessuno raggiunge gli obiettivi di legge;
2) L’arretratezza del sud della Regione dove tra le province di Arezzo, Siena e Grosseto sono solo cinque i piccoli comuni che raggiungono i limiti di legge imposti entro il 2012.
Nelle scorse settimane si sono lette dichiarazioni impegnative da parte della Regione che ha stabilito di voler raggiungere il 70% di avvio a riciclo entro il 2020. La Regione Veneto da anni ha raggiunto e superato questi livelli. Un percorso troppo lento quello della Toscana negli ultimi anni ma che potrebbe invece essere invertito con misure straordinarie. I buoni esempi non mancano come la Sardegna che proprio grazie ad uno straordinario innalzamento della tassazione sugli smaltimenti ha spinto le percentuali di riciclo in maniera esponenziale in un brevissimo arco temporale.

Maglia nera della Toscana il Comune di Abetone Cutignano con duemila abitanti e 12 % di differenziata ma anche altri comuni ben più conosciuti, ade sempio Orbetello, sono fermi al 15% ed i peggiori capoluoghi rimangono Grosseto (34%) e Massa (32%).

A guidare invece la classifica dei virtuosi è tornato il Comune di Capannori che con un eccellente 88,1% mostra ancora una volta l’importanza di un lavoro continuo per mantenere alte la partecipazione e le performance ambientali. Questo risultato mostra anche la centralità del meccanismo della tariffazione puntuale che, se ben strutturata, spinge continuamente verso il miglioramento i comportamenti delle famiglie e delle imprese. Non è un caso che le altre amministrazioni che con Capannori condividono il podio ed i primi posti, abbiano attivato meccanismi di tariffazione puntuale per le utenze in funzione dei rifiuti non riciclabili prodotti.
Un altro dato appare altrettanto importante nelle valutazioni di sostenibilità ambientale e nel caso di Capannori, ovvero oltre la percentuale di avvio a riciclo il quantitativo effettivo, a persona, inviato a smaltimento. La media italiana è di circa 250 kg/abitante/annui. Capannori è arrivata a circa 55 kg/ab/annui, un dato ottimo, in linea con le migliori esperienze nazionali (ad esempio il Consorzio Contarina di Treviso), merito di tante iniziative finalizzate a ridurre continuamente i flussi dei materiali che ancora vanno a smaltimento.
Il percorso adottato nel 2007 Verso Rifiuti Zero è in marcia e procede spedito, merito di una comunità che ne ha capito l’importanza, di un Sindaco ed un Assessore che stanno continuamente sul pezzo e di una grande azienda pubblica, ASCIT, che dai suoi vertici, nel Presidente e nel Direttore, fino agli operatori, sente una missione che va ben oltre il loro lavoro quotidiano ma guarda alla sostenibilità economica ed ecologica della loro comunità. Merito anche di un continuo stimolo al miglioramento del Centro di ricerca Rifiuti Zero nonchè delle Famiglie Rifiuti Zero (in cui mi onoro di partecipare) che ha fronte di ulteriori riduzioni tariffarie ha ridotto pressochè quasi a zero i propri rifiuti non riciclabili.

Queste grandi performance ambientali hanno comportato enormi risparmi nei costi di smaltimento i quali hanno permesso di costruire decine di posti di lavoro senza aumenti tariffari e con una tassazione tra le più basse della Toscana e del Centro Italia.
Continuiamo ad alimentare le buone pratiche, facciamo crescere l’importanza di queste politiche, diffondiamo la sostenibilità, è l’unica possibilità che abbiamo per cercare di dare un futuro all’umanità, ai nostri figli, alla speranza. Continuiamo a contagiare di questo virus positivo sempre più comunità.

Alessio Ciacci
Già Assessore all’Ambiente del Comune di Capannori
Presidente di Acsel Spa – Direttivo nazionale Utilitalia

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