Toscana, dichiarate sette nuove zone umide di importanza internazionale

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Toscana, dichiarate sette nuove zone umide di importanza internazionale

airone-nella-laguna-di-orbetello-in-toscanaSono state dichiarate di importanza internazionale sette zone umide della Toscana. Nello specifico: la palude di Fucecchio, il lago di Sibolla, l’ex lago e palude di Bientina, il lago e la palude di Massaciuccoli, la palude della Trappola- Foce dell’Ombrone, la palude di Scarlino e la palude Orti-Bottagone. I relativi sette decreti ministeriali sono stati pubblicati sulla Gazzetta ufficiale europea di ieri.
Alle sette aree è stato riconosciuto l’importante ruolo ecologico che svolgono in varie parti della Regione ed è stato riconosciuto il particolare valore naturalistico degli habitat inclusi nell’area, rappresentati da ambienti altamente significativi e diversificati sotto gli aspetti floristico-vegetazionali, che si caratterizza con importanti fitocenosi e per la presenza di specie di flora particolari o rare. Tali zone umide inoltre rivestono nel loro complesso per l’avifauna acquatica, soprattutto quale habitat di sosta e alimentazione durante il periodo delle migrazioni per numerose specie di uccelli acquatici e che, vi si rinvengono regolarmente fra cui molte comprese nell’elenco della direttiva Uccelli.
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Dunque, le zone in questione assumono valore particolare per il mantenimento della diversità ecologica e genetica della regione grazie alla ricchezza e alla originalità della sua flora e della sua fauna. In altre parole tali zone soddisfano i requisiti richiesti dalla Convenzione internazionale di Ramsar, la convenzione che fornisce il quadro per l’azione nazionale e la cooperazione internazionale per la conservazione e l’uso razionale delle zone umide e delle loro risorse. La convenzione si come pone obiettivo “la conservazione e l’utilizzo razionale di tutte le zone umide attraverso azioni locali e nazionali e la cooperazione internazionale, quale contributo al conseguimento dello sviluppo sostenibile in tutto il mondo”. Dove per utilizzo razionale delle zone umide, si deve intendere il mantenimento della loro funzione ecologica, raggiunto attraverso l’attuazione di “approcci ecosistemici, nel contesto di uno sviluppo sostenibile”.
Del resto le zone umide permettono la conservazione della diversità biologica: forniscono l’acqua e la produttività primaria a innumerevoli specie di piante e di animali (nelle zone umide si hanno alte concentrazioni di specie di uccelli, mammiferi, rettili, anfibi, pesci e invertebrati). Vista l’importanza di tali aree la convenzione usa un’ampia definizione di zone umide intendendo le paludi e gli acquitrini, le torbe oppure i bacini, naturali o artificiali, permanenti o temporanei, con acqua stagnante o corrente, dolce, salmastra, o salata, ivi comprese le distese di acqua marina la cui profondità, durante la bassa marea, non supera i sei metri.
Dunque, nella convinzione che la tutela delle zone umide, della loro flora e fauna può essere assicurata mediante l’unione di una politica nazionale lungimirante con un’azione internazionale coordinata le parti contraenti devono incoraggiano le ricerche e gli scambi di dati e le pubblicazioni relative. E con la loro gestione devono sforzarsi di aumentare il numero degli uccelli acquatici nelle zone umide appropriate. E devono favorire la formazione di personale competente per lo studio, la gestione e la sorveglianza delle zone umide.
Comunque devono garantire la sorveglianza del territorio – che nelle sette zone toscana è affidata al Corpo forestale dello Stato e alle altre Forze di Polizia – perché le zone umide costituiscono una risorsa di grande valore economico, culturale, scientifico e ricreativo, la cui perdita sarebbe irreparabile.
Eleonora Santucci – GreenReport